Cenere Cenerentola

Note dello spettacolo<>

Una Cenerentola lontana dallo stereotipo, dell’incanto da favola, una donna che vive l’attimo con sorpresa, audacia e disillusione. La scena diventa un sobborgo minerario dickensiano: il palco coperto di cenere e un muro di metallo, memoria di lavoro, fatica e povertà. Uno spettacolo intenso e di grande impatto visivo.

Durata 65 minuti senza intervallo

Credits<>

Coreografie e regia di Luciano Padovani
Danzano: Alice Beatrice Carrino, Umberto Gesi, Giuseppe Morello, Elisa Mucchi, Luca Parolin, Roberta Piazza, Alice Risi, Andrea Rizzo, Elisa Spina
Musiche di S. Prokofiev, M. Weinberg, M. Karlsson, B. Britten, H. Guðnadóttir, S. Tuur 
Luci: Thomas Heuger
Costumi: Lucia Lapolla
Scene: Mauro Zocchetta
Calzature: La Diva Calzature

Una produzione Compagnia Naturalis Labor
Coproduzione Festival Danza in Rete - Fondazione Teatro Comunale di Vicenza
Con la collaborazione di Teatro Verdi di Pisa – Fondazione Toscana Spettacolo Onlus
Con il sostegno di Mibac / Regione Veneto / Arco Danza / Comune di Vicenza

Teaser<>

Press<>

Bella occasione questa prima ...una Cenerentola lontana dallo stereotipo, dell’incanto da favola, una donna che vive l'attimo con sorpresa audacia e disillusione. Quasi a dire... possiamo essere noi stesse le nostre Fate Madrine. Nella Compagnia Naturalis Labor bravissimi tutti e tutte! Veramente sorprendente l' impostazione di regia/coreografia che ha dato Padovani. Costumi d'effetto, rasi impalpabili nello sfavillante turbinio delle danze e nell'intreccio della seduzione e quelle luci da minatori, che quasi fanno rivivere la protagonista e i suoi "topini disneyani" in chiave underground. Scenografie essenziali e trasformiste azzeccatissime per far esaltare la moltitudine e la velocità di situazioni nello spazio e nei sentimenti. La cenere sempre presente... impalpabile ma inesorabile elemento/memento, che riporta dopo l'estasi inebriante del ballo all' umile realtà… Una Cenerentola disincantata….
Maria Chiara De Neri

Luciano Padovani ne ha messo del bello e del buono nel dare vita e forma a “Cenere Cenerentola”, fresca di debutto al Teatro Verdi di Pisa, che con questo titolo ha aperto la stagione di danza. È stata una scelta importante, azzeccata, e un successo necessario, secondo il parere di Silvano Patacca, direttore del teatro, per dare l’indispensabile abbrivio all’intero cartellone.Soprattutto, in questa creazione, l’architetto e coreografo vicentino ha messo molto del suo, fra talento e visionarietà, fedele ad un proprio rigore, sbocciato coerente in ogni angolo del palcoscenico entro una proiezione alta, immaginifica e misterica, del lavoro…
Ermanno Romanelli / Dance news

Padovani sceglie per questa piéce soprattutto un fluido linguaggio contemporaneo, fisico e potente, ma accurato...
Silvia Poletti / Danza&Danza

A inaugurare la nuova Stagione Danza 2019/2020 del Teatro Verdi di Pisa, scelta dal direttore artistico Silvano Patacca in collaborazione con Fondazione Toscana Spettacolo Onlus, è stata la compagnia vicentina Naturalis Labor di Luciano Padovani, che ha portato in scena in una prima nazionale Cenere Cenerentola, lo scorso sabato 9 novembre. La Cenerentola di Padovani è però tutt’altro che disneyana e lontana dalla celebre fiaba dei fratelli Grimm. Tutto è grigio, cupo e cinereo. Le donne sono alla mercé degli uomini che abitano un sobborgo minerario dickensiano, come la celebre Coketown di Hard Times- For This Times. Il fumo avvolge e sovrasta un tappeto di cenere sopra il quale novelle cenerentole, con lunghi abiti pastello, si uniscono in una vorticosa danza con i loro principi-minatori. L’amore però è aggressivo e opprimente. L’incanto del primo incontro, le illusioni di un happy ending sono da subito disattese. Un’attrazione malsana che trasforma il rito del corteggiamento in un susseguirsi di fughe e rapimenti, alternate a più morbide e armoniose gestualità quasi di abbandono all’altro, che mostrano una forte tecnica dei danzatori e un sapiente controllo del corpo. I danzatori si fronteggiano in una danza intensa, ritmata e primordiale. E subito prendono forma i ricordi delle numerose vittime di femminicidi che ancora oggi, purtroppo, occupano le prime pagine di cronaca nera. Fino a quando il quintetto di donne, compatto e in perfetta sincronia, si allea e si ribella. Una sequenza di grande impatto visivo che ha come modello ispiratore la drammatica coreografia Le Sacre du printemps di Pina Baush, dove il rito sacrificale violento e impetuoso, si compie sopra una distesa di terra. Le scarpe sono lanciate da ogni parte della scena sopra le quali, le sventurate cenerentole, cercano di calzare la “scarpetta di cristallo” avidamente ambita, ma senza successo. Zoppicanti e coperte di cenere, tentano allora di ritrovare il loro equilibrio. Ed è qui che, ancora una volta, emerge la forza delle donne. Senza perdere la speranza, cadono e si rialzano in un flusso continuo e ciclico interrotto da un gesto liberatorio: una danzatrice si sfila definitivamente le scarpette. Solo così le donne possono finalmente rinascere dalle loro ceneri, come leggendarie fenici. Non ci sono fate turchine a cancellare questa violenza o a trasformare i topolini in altezzosi cavalli e zucche in splendide carrozze. Noi siamo voyeur inermi di questi amori malsani. Noi siamo spettatori complici di una grande forza, la Resilienza’.
Marta Sbranti / Uninfonews.it

... Padovani opta per una colonna sonora fatta non da un unico compositore, bensì da più autori. Gli stacchi sono evidenti, a volte forti, ma non alterano minimamente la logica di fondo dell’intero impianto, enfatizzandone al contrario i diversi momenti coreografici. Ed è proprio questo vorticoso susseguirsi di sonorità classiche e contemporanee, che accompagna l’incessante fronteggiarsi tra uomo e donna. La danza è ritmata, carica di un’energia dal sapore ancestrale, mentre il muro in metallo, dove le coppie amoreggiano e rifuggono, diventa la base di lancio di una miriade di scarpette che invadono la scena, ma che nessuna delle Cenerentole riesce ad indossare. Sporche di cenere, sembrano ormai tutte senza speranze. Barcollano, tentano di restare in equilibrio, cadono fino a che non trovano la forza di riemergere, di risollevarsi, di ribellarsi. Lo sfilarsi lentamente l’unica scarpa indossata – scena caratterizzata dal forte impatto visivo ed emotivo, così come del resto l’intero allestimento andato in scena al Salieri – riporta con efficacia a quella forza che solo le donne sanno portare con sé, sempre e comunque.   
Elisabetta Papa / L’Arena di Verona

Dettagli tecnici<>

Una creazione di Luciano Padovani
Produzione 2020
Durata: 65 minuti senza intervallo
Staff: 10 danzatori, un coreografo e due tecnici
Tout public
Misure minime del palco: 10 mt di larghezza e 9 mt di profondità
Possibile la versione site specific indoor