
Uno spettacolo totalmente immerso in un'atmosfera tra il comico e il grottesco, legato al pubblico a doppio filo da emozioni forti...
Alla virtù dello sguardo, che gli permette di cogliere i continui slittamenti della Danza verso il contemporaneo, Padovani unisce la forza del cuore che lo spinge ad esprimersi con sincerità di accenti. Con passione.
Ospitato nei maggiori festival nazionali, Padovani ha al suo attivo creazioni di ottimo livello. Le sue coreografie si impongono per la fluidità corposa del gesto che a tratti si impenna in sequenze nervose e drammatiche, o si raggela in stasi inquietanti.
...c'è la morte là dove c'è la vita. E allora, visto che è impossibile evitarla, conviene ridere sulla Nera Signora... Sarà quello che in "Au Revoir" fa attraverso la danza di Padovani, il quale, in scena con il suo affiatato gruppo, è impegnato in un "discorso" divertito e divertente. Surreale, corroborante e felice. Una botta di vita, insomma.
Paola Bruna - Il Gazzettino
Trapasso, addio, separazione, lutto ma anche analisi lucida e scientifica della morte su un lettino di anatomia patologica di ieri e di oggi. E proprio tra rito e procedura medica si snoda il racconto sulle note di Diego Dall'Osto, come una serie di tappe sui luoghi della morte.
Padovani si è mosso bene in questo terreno minato, ha saputo unire un incipit gotico di una sessione di anatomia, una agghiacciante ricerca di aria dei corpi racchiusi nelle bare (mentre si sente il rumore della terra gettata nella fossa), con altre scene di una ironia e una lievità incomparabili: centouno modi per morire al ritmo di mazurka, mentre già lascia intravedere una sorta di rinascita, anticipata dall'ottimismo del titolo, un saluto non definitivo: perché non basta un annaffiatoio per far spuntare un fiore dalla bocca dei morti, la vita che ci sopravvive.
Applausi meritati.
Daniela Bruna Adami - L'Arena
Uno spettacolo totalmente immerso in un'atmosfera tra il comico e il grottesco, legato al pubblico a doppio filo da emozioni forti.....
La morte sale sul palco per topos, attraverso immagini e contesti nei quali essa entra a forza per poi uscirne rapidamente:obitori, camere ardenti, cimiteri, cortei funebri.
"Au revoir" a dispetto di tutto ciò, è un inno alla vita.
Luciano Padovani, Chiara Frigo, Francesca Molon, Sara Simeoni e Davide Sportelli danzano alternativamente sulle note dei più famosi musicals americani e su quelle di tristi arie classiche, entrando sul palco quasi sempre accompagnati da barelle- oggetto imprescindibile e quasi rappresentativo dell'intero balletto-: con esse "giocano" alla morte, fingendosi cadaveri mai del tutto separatisti dell'anima.
Un balletto mai scontato, dal tema complesso, eppure perfettamente comprensibile in ogni sua parte, in grado di armonizzare paradossali situazioni con la bravura dei "Naturalis Labor", mai passata in secondo piano rispetto all'intrigante leit motiv sulla morte.
Lucia Serragiotto - Il Giornale di Vicenza