Compagnia Naturalis Labor

Where we forgot The Gardeners

L’esigenza di sentire, di percepire qualcosa come una grazia così spesso estranea al presente. Una grazia di cui poter respirare. Dove trovare una suggestione per immaginarla? Forse in un mondo lontano, nell’epoca in cui l’Europa fioriva nei suoi giardini. Come se a separarci da quel tempo non fossero i secoli trascorsi, ma solo l’oblio di una dimenticanza.

Così possiamo immaginare di venire rapiti con la nostra sensibilità in un’epoca estraniante. Cosa ne è per noi della grazia? In questo percorso, in cui le sensibilità collidono e le epoche collassano le une sulle altre, la grazia si rivela in un sospiro, in una prossimità nuda con la materia viva e pulsante, in un fulgore. Abbagliante.

Where we forgot The Gardeners

Coreografia e Regia: Silvia Bertoncelli
Con: Silvia Bertoncelli, Valentina Dal Mas, Stefano Roveda, Paolo Ottoboni
Musica: Gyorgy Ligeti, Ben Frost, Colin Stetson
Costumi: Chiara Defant
Scenografia: Silvia Bertoncelli, Paolo Ottoboni
Luci: Claudio Modugno, Silvia Bertoncelli, Paolo Ottoboni

Una produzione: Naturalis Labor
con: Festival Oriente Occidente

Con il sostegno di: MIBACT/Regione Veneto/Provincia di Vicenza/Comune di Vicenza/Arco Danza

Where we forgot The Gardeners

La prima nazionale del lavoro Naturalis Labor ha registrato l’esaurito all’Astra, guadagnandosi molti applausi
THE GARDENERS, CONTRO IL LOGORIO DELLA VITA
Ottima prova dei quattro danzatori
Ambientazione da giardino magico

Traffico cittadino in tilt, smog, rumori assordanti, “bip bip” continui del telefonino, stress, nervosismo, fretta, mancanza di decoro e maleducazione che viaggia sugli autobus, alle poste, per strada. La “grazia” è quanto di più distante si possa pensare, dal nostro tempo e modo di vivere, ma questo non significa averla perduta per sempre. Magari, ce la siamo solo dimenticata, da qualche parte. “Dove trovare una suggestione per immaginarla?”, si è chiesta la coreografa Silvia Bertoncelli. La risposta la si ha guardando “The Gardeners. Where We forgot”, lo spettacolo prodotto dalla compagnia “Naturalis Labor”,  in prima nazionale in un teatro Astra esaurito. I quattro danzatori, dotati di un’eccezionale presenza scenica, Valentina Dal Mas, Stefano Roveda, Paolo Ottoboni e la stessa Bertoncelli, aiutati da una scenografia ben costruita e da costumi (a firma di Chiara Defant) che li rendono creature silvane, conducono il pubblico “in un giardino lontano in un’epoca estranea”. Sembra di respirare il “profumo” di quella tensione emotiva, alla ricerca incessante di “un sospiro, un fulgore abbagliante”.

All’inizio, in un’ambientazione creata da cortecce dipinte di verde, mostrano, nei movimenti e con lo sguardo, il tentativo di trovare la grazia attraverso il controllo sull’ambiente circostante e sugli altri, con una smania di perfezione. Poi, nell’impossibilità di raggiungere un equilibrio perenne, vengono “risucchiati”, il giardino sparisce e, dopo una caduta, si ritrovano in un luogo più terragno, dai toni del marrone, con radici sullo sfondo.

La ricerca della grazia riparte, secondo una traiettoria diversa, quella del “lasciar andare” le emozioni, smettere di perseguire la formalità, ad ogni costo, come esprimono bene i corpi, non troppo vestiti e carichi di sensualità e fisicità. Grazie a questa performance di alto livello, lo spettatore capisce che, per recuperare l’armonia abbandonata, bisogna ricavarsi un momento di sospensione da tutto e benessere per se stessi, indipendentemente dallo stato e dalle condizioni in cui ci si trova, sia esso un ambiente in cui siamo obbligati a mantenere la compostezza o, al contrario, una situazione in cui poter esprimere la nostra natura selvaggia ed istintiva. Applausi scroscianti con numerose chiamate in scena a fine spettacolo.

Laura Guarducci
GIORNALE DI VICENZA