Compagnia Naturalis Labor

Naveneva

Tante mila storie sopra i mari

Na’ veniva e volava velando nel vento, volendo.
Vivendo vagava virando veloce. Leva la vela.
Vale la leva. Lava la vela. Vela la lava.
Na’ veniva e vedeva a levante sul viso diviso
vibrante di gocce velato il vestito. Leva la vela.
Vale la leva. Vela di lino. Luna di lana.

Marinai, pirati, sirene scomposte, gabbiani e capitani ricomposti, pesci e pescatori composti. L’immaginario marino raccontato ai ragazzi attraverso la danza. Nella stiva della nave e al molo, con il faro in lontananza, mentre qualcuno canta o dorme, avvengono incontri imprevedibili fra altrettante imprevedibili creature. Naveneva racconta il mare e trasforma i racconti sul mare per dare vita a un Nuovo bestiario marittimo.

Naveneva è un gioco di composizione e scomposizione che, prendendo spunto anche dal Binomio fantastico di Gianni Rodari, lascia proliferare le combinazioni possibili fra le figure (e le loro stesse parti), le parole e i suoni dell’immaginario marino, umano, animale o elementare che sia.

Naveneva

Interpretato e ideato da Silvia Bertoncelli,
Chiara Guglielmi e Paolo Ottoboni

regia Silvia Bertoncelli
scenografia Antonio Panzuto
costumi Lucia Lapolla
disegno luci Luca Diodato

foto Marco Caselli Nirmal

Prima nazionale al Festival OperaEstate di Bassano del Grappa (VI)
11 agosto 2013

Una produzione Naturalis Labor
con Mibac / Regione Veneto / Arco Danza /
Provincia di Vicenza / Comune di Vicenza

Naveneva

IL FANTASTICO ALZA LE VELE
TRA RODARI E MAGRITTE IL VIAGGIO DI NAVENEVA
Spazio all’immaginazione e alla poesia: una pièce per ogni età

Maria Elena Bonacini, Il giornale di Vicenza, 16 febbraio 2014

Pesci pescatori, piratesse sirene, capitani-gabbiani. Mappe che diventano scatole, vele, fari. Nulla è ciò che è o ciò che sembra nel viaggio di tre mozzi a Naveneva, mondo fantastico che fra tempeste, incontri surreali scompone e ricompone la magia del mare e delle sue creature in un fluire e intrecciarsi di suoni, parole e figure.
E gli spettatori del teatro Astra seguono attenti le mutazioni portate sul palcoscenico da Silvia Bertoncelli (che ne è anche coreografa), Chiara Guglielmi e Paolo Ottoboni […]. Una pièce che la compagnia vicentina Naturalis Labor aveva inizialmente pensato per i ragazzi, ma che ha molto da raccontare anche agli adulti ai quali non sfuggono le citazioni dei dipinti surrealisti di Magritte, del fotografo Roberto Kusterle o delle illustrazioni di Mark Ryden. Come nel “binomio fantastico” di G. Rodari tutto si mescola dando spazio all’immaginazione, sfruttando la versatilità delle scenografie di Antonio Panzuto, dei costumi di Lucia Lapolla e delle luci di Luca Diodato, che trasformano semplici aste nelle ali di un enorme gabbiano.
E se l’esordio con i mozzi che esaminano la mappa sembra preludere al più lineare dei racconti marinareschi, i pezzi di carta presto si trasformano in scatole andando a comporre un faro. A loro volta gli stracci utilizzati per pulire il ponte, una volta sbarcati, danno vita a un multiforme bestiario di cammelli, tartarughe o farfalle.

Un altro viaggio, ma a scompigliare le carte arriva la canzone-filo conduttore, anch’essa frutto di rodariane composizioni, scomposizioni e contaminazioni lessicali: “Na’ veniva e vedeva a levante sul viso diviso vibrante di gocce velato il vestito . Leva la vela, vale la leva. Vela di lino, luna di lana”. L’incontro seguente è quello con una piratessa – che non resterà a lungo tale – scacciata dalle palle di cannone di una battaglia.
Dopo la trasformazione, da parte degli stessi compagni, di uno dei mozzi in pesce, lo stesso diventa essere marittimo e il suo contrario, un pescatore, in una composizione dal sapore magrittiano.
Riecco le mappe che il marinaio cerca invano di consultare, rubate di volta in volta dal pesce pescatore, che le appende come una vela a un altro reticolo di giunchi, posto poi in spalla allo stesso in una trasposizione dell’uomo “In attesa del volo” di Kusterle. Volo che non è altro che l’altra metà fantastica del comandante, esplicitata più avanti dagli stessi giunchi/ali che lo fanno librare in un gioco di controluce.
Anche la piratessa non è risparmiata. Eccola mezza sirena danzare sinuosa e poi trastullarsi insieme ai mozzi, con quelle che erano state palle di cannone.
Un’altra tempesta, un altro viaggio sottolineato dalla canzone e il ciclo narrativo va a compiersi. Il faro diventa cannocchiale, poi mappa poi una minuscola barca su cui riparire con una minuscola scatola come vela, inghiottito dal buio. Il cerchio è chiuso.

SGUARDI PROFONDI DEL TEATRO VENETO

Tommaso Chimenti, Il Fatto Quotidiano

Vedere e guardare. A Sguardi vetrina del teatro veneto itinerante… Quattro giorni, trenta spettacoli: abbiamo scelto di raccontare Naveneva dei Naturalis Labor con suggestioni immaginifiche e la creazione di un mondo, fanciullesco e irreale, ma anche di archeologia e scoperta. Le tante macchinerie dal sapore polveroso e seppiato, i timoni e le funi spesse, il legno e le tante mappe nautiche ci portano dentro l’avventura. In un attimo le pagine di Salgari o l’inchiostro al gusto di mal d’Africa di Conrad emergono materiche e con navi del mistero, aborigeni e foreste minacciose e magnifiche, imponenti e inquietanti. Le musiche vintage, alternate ad un tappeto sonoro da pirati, aprono il respiro a conquiste antropologiche alla Indiana Jones, a quella curiosità insita nell’uomo Ulisse che spinge ad andare oltre, a conoscere, a viaggiare fuori e dentro di sé. Si sente l’odore di Sandokan e Magellano, di Vespucci o Colombo, di King Kong e braccio di Ferro, di Marco Polo e Tiziano Terzani fino a De Gregori e il suo Titanic. I grandi esploratori, la Compagnia delle Indie, la fuliggine e la fatica della Storia, marinai e bucanieri, le Sirene e il Vecchio e il mare, fino a Folco Quilici e Robinson Crusoe, Naveneva è un connubio tra il navigare esistenziale e la conoscenza, le mappe e le carte perché l’importante non è trovare la retta via ma soltanto una rotta da solcare.

Conta il viaggio e non la meta. Non smettere mai di andare, di sbalgiare strada, di cercare ancora.